Archivio

  • 24 giugno 2021, Portici di Carta
  • 4 giugno 2021, Archivissima
  • La notte degli archivi 2021Contributi sul tema #generazioni:Da una maestra di scuola primaria: Segnalo un libro appena editato (maggio ’21) della scrittrice Paola Mastrocola: “Se tu fossi vero. Storia dell’orso che scappa”. Lo darò ai miei alunni che concludono la quinta fra pochi giorni come lettura per l’estate. E’ un romanzo-favola che intreccia realtà e fantasia e si ispira alla storia vera dell’orso trentino M-49 che abbiamo seguito con vivo interesse. Qui un peluche si trasforma in animale vero per amicizia e scoprirà tutte le insidie e i tranelli tesi dagli uomini ma anche che amore e amicizia aiutano a vincere ogni paura. E’ un bell’insegnamento e penso che un rapporto sempre più vero uomo-natura-animali sia il messaggio vincente per le future generazioni. Elsa Belli
    Caro Diario …Ho seguito la vostra diretta del 4 giugno ’21 su Generazioni durante la Notte degli Archivi, mi complimento per le attività che proponete e aggiungo un’idea che può sorprendere in era tecnologica: ripristinare il Diario scritto con carta e penna, importante nel momento dello scrivere ma di più nel conservarlo.Occupandomi di management mi sono documentato al riguardo, scoprendo che vanno a ruba fra gli adulti che scrivono confidenze e storie spesso per farne dono, ed è già questo un anello fra generazioni, a nipoti e giovani di casa. In realtà bisognerebbe riabituare i ragazzi all’uso e lo affermano illustri educatori-psicologi come la dott.ssa Parsi secondo la quale (recente articolo) “riappropriarsi di un oggetto come un diario è una scelta personale che stimola la volontà e permette di custodire uno spazio reale, tangibile ogni qualvolta esso ritorna fra le mani segna l’evoluzione di sé nel tempo che nei messaggi social si perde. Persino il lessico migliore nel cercare termini adatti allo scrivere e ad esprimere stati d’animo, quindi emozioni non solo brevi annotazioni di cronaca. Inoltre (e non è l’ultima motivazione) il Diario protegge l’intimità, al contrario dello smart-phone che la espone al mondo”. Che dire dunque se non… Caro Diario, aspettaci! Paolo C.
    Via Emilia passaggio di Generazioni Chi come me ha un po’ di sangue emiliano nelle vene (la mia radice paterna) sa cosa significhi veramente la via Emilia, non una strada come tante ma “la strada”, un percorso dell’anima e della memoria che incrocia generazioni passate e nuove, spartiacque fra storia, presente e futuro.Fin da piccolo vivevo con trepidazione gli spostamenti da Torino per le vacanze estive, in realtà per mio padre era il ritorno a casa tant’è vero che diceva “andiamo in parenti” sua frase ricorrente già molti giorni prima della partenza quasi ad accelerare la gioia di rivedere zii e cugini rimasti là. La nonna, nativa di un paesino al confine emiliano-veneto era rimasta vedova poco dopo la Grande Guerra come molte donne della sua generazione, sola con quattro figli da crescere e poche risorse spesso rubate dalle periodiche alluvioni del Po, fiume amato e odiato allo stesso tempo. Mio padre a soli sedici si trasferì a Torino nel 1935 avendo come riferimento la famiglia di una zia materna con buone prospettive di lavoro nella nascente espansione industriale della città. Seguito alcuni anni dopo dagli altri fratelli e dalla nonna stessa ricongiungendo così la famiglia anche se non cessò mai il richiamo e l’attaccamento alle origini. Anch’io ho ricordi bellissimi di ritorni (eravamo negli anni ’60) che vivevo con anticipo di settimane sfogliando l’Atlante delle Regioni Italiane, magnificamente illustrato e, appassionato fin da allora di storie di popoli, fantasticavo sugli insediamenti pre-romani su colline e pianura, le lotte sui greti dei fiumi che andavano a congiungersi con il Padus, Re indiscusso, la più importante via d’acqua dolce, essenziale per la sopravvivenza. E poi La strada, la Via Emilia che sapeva raccontare storie di secoli, incontri leggendari e reali, avventure… quando più avanti negli studi, al liceo, lessi pagine di Riccardo Bacchelli provai una sensazione sorprendente di appartenenza, il fluire di un tempo che mi pareva di avere in qualche modo attraversato.Nella mia Biblioteca conservo molti libri sulla storia e le tradizioni dell’Emilia e mi piacerebbe che in tutte le biblioteche e archivi echeggiassero le parole del poeta Corrado Alvaro : “… quando il sole si infila nella lunga strada come in un corridoio il rombo dei veicoli pare tempesta che fugge la notte imminente. La via Emilia è soltanto un transito, è una via famigliare, vi si legge la vita, il costume, le abitudini… si sentono i pensieri degli uomini. In carretto, in bicicletta, in automobile viaggiare sulla via Emilia è mettersi in rapporto con un popolo e con se stessi”. Ho promesso ai figli delle mie nipoti di ceppo emiliano che li porterò a ripercorrerne insieme anche solo un tratto sperando di trasmettere loro lo stesso fascino che provavo io alla loro. Anche se Oscar Wilde affermava che “il passato ha una sola virtù, è passato!” io al mio sono affezionatissimo e fedele, il ricordo di quelle estati spensierate quando saltavo con lo zio Beppe, fratello della nonna, sull’argine del Po, a Stienta e nelle giornate piovose controllavamo se il fiume “saliva troppo” è nitido, ancor oggi fonte di serenità e forza. Sono orgoglioso della mia Generazione emiliana! Ivo P. nato nel 1951
    Una classe terza media (Prof.ssa Tiziana Ronca) Ogni generazione è rappresentata dalla musica.Ho notato, ascoltando la musica coi miei nonni, che i nostri gusti in campo mu-sicale sono molto diversi. Se i miei nonni amano ascoltare i grandi della musica leggera italiana, come Mina, Gianni Morandi, Adriano Celentano, io perdo la testa per Irama o Harry Styles, che, come tutti noi sappiamo, non sono ai livelli dei miti della musica.Fino a pochi anni fa in casa mia si sono verificati scontri causati dai differenti gusti musicali, ma adesso mio nonno e io abbiamo trovato un punto di incontro; ho capito che la musica che può essere definita tale è quella che ascoltano loro, quella che tutti conoscono e che continueranno ad apprezzare anche le gene-razioni future. Sofia Per me, le differenze tra generazioni si basano sui programmi tv, ad esempio i miei nonni, a volte, guardano Carlo Verdone e Totò, invece noi guardiamo le serie tv su Netflix e Prime Video. Giulio Le generazioni sono rappresentate da persone di diverse fasce di età che han-no pensieri e stili di vita diversi, che hanno vissuto diverse situazioni nelle varie fasi della vita. Hanno indossato abiti diversi e ascoltato musica differente. Francesco Quando penso alla parola “generazioni” sicuramente mi vengono in mente le differenze che esistono in base all’età di una persona e di un qualcosa che si evolve con il passare del tempo.Mi viene spontaneo pensare alle differenze caratteriali tra me e i miei nonni.Mia nonna, per esempio, si vede che appartiene a una generazione diversa, da come si esprime, dalle forme dialettali che usa e da una scarsa conoscenza del-la tecnologia.Mio nonno, poi, ha caratteristiche molto simili a quelle di mia nonna, anche perché, tra loro, c’è un solo anno di differenza. Quando per esempio si annoia, inizia a fare cose manuali e non ricorre subito al telefono come tendono a fare le giovani generazioni.Un’altra abitudine di mio nonno è quella di vedersi con gli amici per giocare a carte, per lui è un modo di stare con gli altri, mentre invece se dovesse capitare di farmi consigliare un gioco da mia nonna, me ne consiglierebbe senz’altro u-no dimenticato al giorno d’oggi.La cosa che mi fa più effetto, però, rimane sempre la tecnologia, soprattutto e penso che le giovani generazioni si incontrino e usino il telefono anche quando si potrebbe fare altro, a differenza dei tempi passati, dove si inventavano gio-chi anche usando un semplice gessetto o una pietra: tutto questo mi fa pensa-re molto a come ci siamo trasformati e a come ci trasformeremo. Sara Per me, ogni generazione è caratterizzata dal modo di utilizzare la tecnologia. Un esempio è il telefono: mio nonno rinuncia ad usarlo, mio padre ha qualche difficoltà e io, invece, riesco a usarlo meglio di tutti. Alessandro A parer mio, quello che differenzia una generazione dall’altra è sicuramente il modo di fare, il modo di vestirsi, di presentarsi e anche la mentalità è differen-te. Manuel Le generazioni sono fatte di persone che appartengono a diverse fasce di età e si differenziano nelle idee, nel modo di pensare, nella mentalità.Tutte queste differenze sono dovute al periodo storico a cui appartengono le varie generazioni e alle vicende accadute nell’arco della loro infanzia e della lo-ro adolescenza, i periodi in cui ci si forma.Ogni generazione, inoltre, ama generi musicali diversi, un diverso modo di ve-stire e spesso anche una diversa istruzione. Carola Generazione, per me, è l’innovazione dei pensieri, è adattare le proprie opinio-ni al periodo in cui si vive.Infine associo la parola “generazione” alla parola “diversità”, perché ogni gene-razione ha un modo diverso di entrare in relazione con gli altri, ed è bello “ru-bare” alcuni modi di fare delle generazioni passate perché ci rende nuovi e allo stesso tempo diversi. Irene Ogni nuova generazione rappresenta il progresso, lo sviluppo teconologico.I miei nonni, ad esempio, usavano la macchina da scrivere; oggi noi, invece, usiamo il computer.I miei genitori, per giocare, usavano i cabinati, oggi, invece, abbiamo delle con-solle molto potenti. Marco Ogni generazione è diversa sia per il modo di fare, sia per quello di pensare. Le nuove generazioni sono molto diverse da quelle precedenti a causa della tec-nologia e dell’uso di Internet. Denis Le diverse generazioni mi fanno pensare al modo di porsi dei miei nonni nei confronti dei loro genitori.Al tempo dei miei nonni i figli non venivano baciati, abbracciati o coccolati per-ché non si mostrava l’affetto in modo fisico.Il modo di fare, sempre nei confronti dei genitori, era diverso, alcuni davano del voi e non c’erano molta sensibilità, delicatezza e libertà nel parlare di certi argomenti. Adele Secondo me, le generazioni sono diverse per l’uso della lingua. I nonni parlano di più nel dialetto della loro regione, mentre tra noi giovani si è diffuso un po’ di slang, un modo tutto nostro di parlare con termini che non sono facili da ca-pire per una persona che non ha la nostra stessa età. Giulia Per me, il cambio di generazione riguarda molto il modo di vestirsi.I miei nonni si vestono in maniera molto diversa rispetto a me, quando devono uscire sono molto più eleganti, mentre io mi vesto in modo più sportivo. A ogni cambio di generazione cambia il modo di vestirsi. Gabriel Se penso alla parola “generazione” mi viene in mente una differenza di età e penso alla diversità che c’è tra me e i miei nonni. Per esempio, i miei nonni mi raccontano un sacco di barzellette, cosa che quelli della mia generazione non fanno. Un’altra loro caratteristica è quella di raccontarci delle storielle sulla lo-ro vita o su quella dei nostri genitori, anche questa è una cosa né i nostri geni-tori né noi facciamo. Martina Le generazioni sono delle categorie con le quali si definiscono persone nate in periodi diversi. Ad esempio, c’è una grande differenza tra lo stile di vita mio e quello di mia nonna. La vita che conduceva lei quando aveva la mia età era completamente differente, e ciò ha contribuito a formarne il carattere e il mo-do di pensare. Martina Ogni generazione si differenzia nell’uso della tecnologia, nel modo di entrare in relazione e anche nell’autonomia. I miei genitori appartengono a una genera-zione abbastanza tecnologizzata, ma, rispetto a noi, non sono cresciuti con questi nuovi dispositivi. La generazione dei miei nonni, invece, se la cava un po’ meno, e, nonostante molti di loro sappiano usarne le funzioni principali, molte volte con il cellulare bisogna aiutarli.Per quanto riguarda il modo di entrare in relazione, si può fare un esempio pra-tico: mia madre, per conoscere gente nuova, scendeva nel cortile del condomi-nio e, se qualcuno voleva portare un amico, non chiedeva a nessuno il permes-so. Invece noi chiediamo ai nostri amici se sono d’accordo.Mio padre era più libero di uscire rispetto a me, e, anche verso i nove anni, prendeva la bicicletta e andava in paese senza problemi e senza aver paura che succedesse qualcosa, invece ora è diverso. Nicole
    HAIBA Una generazione …… molto molto speciale! Conoscendo la biblioteca Colonnetti, in occasione del festival Archivissima 2021 mi fa piacere inviare un contributo un po’ particolare che vada ad infoltire la raccolta di fiabe e racconti dedicati ai bambini. Il mio cane Haiba riesce ad affascinare piccoli e grandi con storie fantastiche che corrispondono a vere leggende, augurando una buona lettura … Marina Bertani Haiba è un cane Rhodesian femmina di origine africana. La sua storia affonda in antiche leggende della sua terra, la Rhodesia, una regione compresa fra il Tanganica e il Congo, ricca di altopiani, solcata da fiumi e ricoperta da foreste e savane. Nelle vaste praterie si trovano radi alberi tra i quali il Bao Bab, una pianta millenaria la cui circonferenza può raggiungere anche 30 metri mentre il suo frutto ha un nome davvero strano: il “pane delle scimmie”. Da questo meraviglioso mondo derivano gli antenati di Haiba. Ciao bambini, mi chiamo Haiba ed ho 7 anni, sono una Rhodesian Ridgeback il mio pelo è cortissimo e morbido e sulla schiena ho una cresta dove il mio pelo cresce al contrario (Ridge = cresta e back = indietro -contrario) rispetto al resto del mio corpo. Da piccola chiedevo sempre alla mia mamma Dida e al mio papà Dhoruba come mai abbiamo questa cresta che gli altri cani non hanno. La mia mamma mi raccontava sempre due storie carine che voglio raccontare in poche parole…. la prima è una storia dove ci sono come protagonisti 7 cani come me, i coloni che andavano a caccia ed il leone, è mattina presto i coloni si preparano per andare a caccia del leone con i loro cani Rhodesian Ridgeback, come han preparato fucili e cani partono per andare in savana, territorio dei leoni, per cacciare. Come arrivano in savana liberano i cani che i cacciatori seguono ad una distanza di sicurezza. I cani corrono, annusano l’aria e naso a terra dopo aver fatto tanta strada arrivano vicino ad un grande cespuglio dove all’ombra un grande leone sta dormendo. I cani iniziano ad abbaiare per richiamare i cacciatori, che corrono verso di loro per non farsi sfuggire la preda, e per far alzare ed uscire dal cespuglio il leone. Il leone si sveglia ed arrabbiato si alza e rincorre un mio avo che scappa velocemente ma il leone riesce a dargli una zampata che lo graffia sulla schiena. Il mio antenato scappa veloce e va vicino ai cacciatori piangendo per il male, mentre i suoi amici circondano il leone isolandolo e chiudendogli ogni via d’uscita. Con un colpo sparato in contemporanea i cacciatori uccidono la loro preda tanto voluta.  I cacciatori felici tornano al villaggio vincitori. Il mio antenato ringrazia molto i suoi amici per averlo aiutato con il leone ed una volta a casa i cacciatori medicano il graffio sulla schiena che in pochi giorni guarisce e con stupore il pelo in quel punto ricresce ma al contrario rispetto al resto del suo manto formando una cresta a forma di freccia sulla colonna vertebrale. La seconda storia meno conosciuta, più dolce, narra di un cucciolo di Rhodesian  rimasto orfano della sua mamma, che piangeva disperato per la perdita della mamma;  una leonessa che stava passando di li sentì quel pianto e incuriosita si avvicinò al cucciolo. Vedendolo piccolo e indifeso e decise di prenderlo con sè.  Arrivata nella sua tana diede la pappa al cucciolo che si è addormentò stanco anche per il gran pianto tra le zampe della sua nuova mamma. Vegliandolo e leccandolo sulla schiena per tutto il tempo della nanna la leonessa creò la cresta che diventò caratteristica della razza Rhodesian Ridgeback. Bau bau HAIBA Testi curati da Marina Bertani Educatrice Cinofila di terzo livello ASC Allieva nel metodo TTOUCH Tecnico di Rally O Ho proposto il testo nella convinzione che solo un rapporto sempre più intenso uomo – animale, sostenuto da studi di settore, faciliti sempre di più l’intesa e la comunicazione fra generazioni.
    RIFLESSIONE SUL VIAGGIO DELLA MEMORIA A MAUTHAUSEN (C. Cavallaro) Nei luoghi di sofferenza e dolore, dove si è consumata la tragedia più grande del secolo scorso, mi sono posta alcune domande a cui non so dare una risposta. Perché è successo tutto questo? Come è stato possibile che esseri “umani” siano stati capaci di concepire e attuare azioni disumane nei confronti di altri esseri umani? Come è stato possibile ridurre in schiavitù, torturare, annientare psicologicamente e poi fisicamente altri uomini? Come è stato possibile uccidere bambini, privare i giovani delle loro speranze, dei sogni, degli ideali, del loro futuro senza che nessuno provasse orrore e si opponesse? In nome di che cosa costringere altri uomini ad uccidere i loro compagni? E dopo aver torturato, ucciso, umiliato, tolta la dignità ad altri esseri tornare a casa, abbracciare e giocare con i propri figli? Si arriva sulla collina dove si erge la fortezza di Mauthausen attraverso una strada tra bosco e borghi, si ammira un bel panorama. Non sembra vero che quella strada sia stata percorsa tutti i giorni per anni da migliaia di sventurati che, per vari motivi, erano stati destinati al lavoro forzato nelle cave di granito e in condizioni di vita disumane. Perché a Mauthausen non c’era speranza di uscire vivi! Si moriva di stenti, malattie, uccisi per gioco dalle SS! A poche centinaia di metri vivevano gli abitanti del paese… A Mauthausen, come anche ad Auschwitz e Birkenau, i visitatori sono sempre tanti. Nonostante la folla, colpisce il silenzio. Le persone si aggirano incredule fra i blocchi, le baracche, i crematori, bisbigliando; si percepisce la commozione profonda di fronte alla memoria di tanto dolore. Davanti alle docce e ai crematori si avverte un pugno nello stomaco! Par di sentire la paura, il disorientamento, il dolore di tanti poveri esseri costretti a morire in nome di una indicibile e lucida ferocia. Il viaggio della memoria ci fa ricordare i bambini, le donne, gli uomini morti per questa follia. Ma è un monito per noi e per le nuove generazioni perché non restiamo indifferenti di fronte alle sofferenze di vario genere subite oggi da altri uomini, donne bambini in ogni parte del mondo. Ci invita a riflettere per saper operare, in situazioni diverse, la scelta di stare dalla parte giusta.
    I racconti di mio padre , che con gli sci prendeva prima il tram per attraversare Torino e poi la cremagliera per fare la discesa sulla neve da Superga a Sassi. Guido.
    Ricordo i pomeriggi di Luglio con nonna Lea, dalle due alle quattro mentre il nonno faceva il sonnellino.Nei prati con nonna Lea che dipingeva i campanili della Val Chiusella ed io, bambina, la aiutavo a preparare i colori ad olio sulla tavolozza. Teresa.
    Buongiorno, sono Valeria, quest’anno la rassegna Archivissima mi interessa in modo particolare per l’argomento che tratta: GENERAZIONI. Vorrei che le future generazioni si accorgessero e si ricordassero anche della memoria non solo storica, artistica, ecc…ecc… ma anche di quelle persone che a causa di una patologia molto diffusa (ALZHEIMER) perdono la memoria. Desidero parlarvi di mio marito Marco che prima che si manifestasse questa patologia era una persona affidabilissima, molto socievole, affettuoso ed un coniuge meraviglioso. Ci siamo amati moltissimo, eravamo molto uniti, si viveva l’uno per l’altro,ci aiutavamo a vicenda e spesso si parlava e si pensava alla nostra futura vecchiaia, augurandoci di poterla trascorrere sempreinsieme, sereni e con tanta gioia nel cuore come è stato fino a quel terribile giorno quando dal Professore ebbi la triste notiziadella sua malattia. Ora è una persona assente nella vita sociale e familiare in quanto non sempre mi riconosce come moglie, a voltecome figlia, a volte come estranea. E’ da controllare in ogni istante del giorno e della notte, durante i pasti, quando si lava,quando si veste, quando cammina perchè ha assunto un’andatura insicura, tocca e nasconde ogni cosa. Ormai vive in un suo mondo nel quale non si riesce a penetrare, non relaziona piu’ con il mondo esterno, vive sempre in confusionecon sovente allucinazioni, ansie, paure, attimi di depressione. Necessita di tante coccole come se fosse un bimbo, bisogna parlargli in modo pacato, non si esprime correttamente e con le adeguate parole, per cui è molto difficile comprendere cosa desidera e dove ha male quando si lamenta. Ma nonostante ciò è sempre il mio amato Marco. La sera prima di addormentarsi ci scambiamo il bacio della buonanotte e mi sussurra ancora: ti voglio bene. Questa è l’unica cosa che non ha ancora dimenticato oltre al suo nome e mi auguro che rimanga tale fino alla fine del nostro vivere insieme. Non voglio prolungarmi oltre, ci sarebbe ancora da dire molto ma concludo questa testimonianza lanciando un appello affinchè in questo appuntamento di ARHIVISSIMA ci si interessi anche della memoria persa di queste persone, che non possono trasmettere alle generazioni future il loro vissuto precedente. L’appello lo rivolgo in modo particolare ai medici, ricercatori affinchè incrementino gli sforzi per raggiungere un obbiettivoche possa curare questo tipo di malattia e poter dare a questi pazienti una vita migliore senza aver perso tutto il loro passato. Valeria
    Generazioni e memoria Proprio in questi giorni stiamo riordinando l’archivio di nostro padre Carlo (1911 – 1996) e da questo lavoro emerge, con grande chiarezza,  il rapporto tra due generazioni rispetto al tema della memoria: la sua, ossia di chi ha raccolto e conservato i documenti della propria vita e delle proprie esperienze, la nostra, ossia le figlie che colgono in ciò la sua volontà che non vada persa  e che ritengono doveroso che debba essere  assecondata. Che cosa abbiamo trovato nelle carte? La testimonianza  della vita di un uomo, come ricordato, nato nel 1911, passato indenne attraverso l’esperienza della “spagnola”, cresciuto in un paesino del Novarese a forte vocazione migratoria, mandato a studiare, con grandi sacrifici dei genitori, presso l’Istituto per Periti Industriali OMAR di Novara e per 5 anni convittore del locale Collegio Salesiano. Assunto nel 1931 all’Olivetti, come usava allora direttamente dall’ing Camillo, si trasferì ad Ivrea, facendo così l’esperienza del passaggio da un comune agricolo – con il suo caratteristico stile di vita – ad un centro industriale assai diverso e a forte connotazione culturale. In esso potè continuare e sviluppare gli impegni di carattere religioso e sociale già avviati, a cui si aggiunsero quelli politici durante la lotta di liberazione  e nell’Italia repubblicana. Non mancano carte che documentano anche altri interessi, quali la musica, e soprattutto il canto, la montagna, lo sky, il mantenimento di una rete di relazioni amicali molto diffusa sul piano geografico. Per parte nostra, oltre all’affetto filiale, c’è anche il desiderio di conoscere e confrontarci con periodi diversi della nostra storia, attraverso un vissuto reale e attendibile, e di rendere questa documentazione accessibile anche ai giovani di oggi con la convinzione che tale tipo di testimonianza possa essere più efficace della narrazione contenuta nei libri di scuola. Dora e Luisa Marucco Torino, 3 giugno 2021

    Generazioni di Montagna Il mio contributo alla tematica “Generazioni”  proposta quest’anno da Archivissima essendo socio CAI da più di trent’anni si ispira all’aspetto educativo-formativo delle scuole di area montana che hanno ovviamente il loro nucleo fondante in “luoghi di terre alte” da cui si sviluppano progetti e proposte realizzabili anche in habitat diversi. La finalità consiste nell’appropriarsi di una realtà esterna per trasformarla in apprendimento emotivo e trasmettere alle Generazioni più giovani il senso dell’esperienza vissuta, non solamente letta e studiata. Nei paesi di montagna il vero Archivio della conoscenza è la Natura, anche nei borghi più piccoli, superando ancora oggi la difficoltà di spostamento, non sono pochi i bambini di frazioni che scendono a piedi per raggiungere la scuola e in alcuni casi, le Biblioteche più attrezzate di mezzi comunicativi (computer, connessioni wi-fi). Questo amplifica il senso della comunità, quando la stagione lo consente il Parco sostituisce l’aula, con spazi organizzati dove gli alunni con i loro Insegnanti sperimentano, in modo spontaneo, con un principio educativo di marchio anglosassone, “l’outdoor education” che stimola curiosità e una percezione visiva, olfattiva, di ascolto della realtà. Molti giovani riscoprono artigianalità che sembravano esaurite, a volte si indirizzano a mestieri  dei loro nonni e decidono di non abbandonare più i luoghi contribuendo a creare nuove consapevolezze sul futuro dell’acqua, dei ghiacciai, delle terre in cui ri-tentare coltivazioni altrimenti estinte. La Generazione del terzo millennio sarà il “ponte” ipotizzato nel pensiero di questa Archivissima 2021, ed anche la sfida a uscire finalmente dalla pandemia con coraggio e speranza di un futuro meno arido, nutrito di relazioni umane autentiche generate dalla forza naturale di solide radici. Ivo Pollastri Club Alpino Italiano Sezione UGET Torino
    Contributo di un Docente di Liceo Classico Sono un umanista innamorato fin da quando ero io stesso studente liceale della civiltà del Mare Nostrum, crocevia di culture diverse oggi sbarramento e come qualcuno definisce cimitero di morti, stranieri indesiderati, bambini innocenti che non raggiungeranno mai la spiaggia della salvezza. In quel Mediterraneo intere generazioni di popoli europei, africani, asiatici intrecciarono scambi commerciali e intellettuali e mescolando miti, leggende, storie vere di persone con origini diverse crearono nei secoli un patrimonio culturale comune. Quel “Mare Nostrum” respirava il principio dell’ospitalità la “filoxenìa” dei Greci secondo cui lo sconosciuto veniva accolto e ristorato nelle prime necessità, solo dopo il padrone di casa gli chiedeva identità e ragioni del viaggio. Da quella accoglienza nascevano relazioni durature che passando di generazione in generazione stabilivano legami solidi anche economici. Cos’è oggi il Mediterraneo, la meta di rotte per navi-grattacielo in cosiddette “crociere” da sogno? Onde solcate per raggiungere luoghi mai visti ma non sempre approdo al porto dello scambio di umanità. Certo nessuno è insensibile alle immagini del bimbo che non ce l’ha fatta e poggiato nella sabbia è lambito da un ultimo compassionevole abbraccio del mare ma è un fotogramma che purtroppo svanisce in fretta tra le paure (accentuate dalla pandemia) di un mondo sconvolto che si chiude, pone confini non solo geografici a coloro che tentano una via, l’ultima, per sopravvivere. Queste riflessioni, condivise con i miei studenti, nascono da alcune lezioni ascoltate a Matera 2019. Vorrei che una biblioteca ma soprattutto l’Archivio della Memoria collettiva ne conservasse il senso, tutti noi, anche i più fortunati, sopravvivremo difendendo il bene comune della civiltà che non è parola astratta bensì condivisione, rispetto, consapevolezza, unico possibile “ponte” verso il futuro.
    Ricordo di Carla Fracci Ci ha colpito nei servizi televisivi sugli onori che il Teatro La Scala ha attribuito a Carla Fracci l’emozione percepita anche a distanza delle persone in fila in attesa di entrare. Non è un rito inusuale, si ripete per i grandi personaggi ma ieri Milano era davvero particolare come se la leggerezza dell’artista trasformasse persino l’ultimo addio in un soffio di vita, non di morte. E’ il senso della bellezza che supera tutto, sopravvive al male, ai dolori della vita e quel tram giallo che l’ha salutata con tre squilli come quando il papà guidatore della vettura Gibuti 32 la portava bambina alle prime lezioni di danza è stato un attimo magico, senza tempo che ha unito presente e passato, gli affetti da cui lei ha preso la forza per seguire le sue attitudini, i suoi sogni. Nel foyer l’hanno accolta tre giovanissime ballerine, la nuova generazione alla quale la grande Maestra ha indicato la strada aprendo alla modernità. Tutte le testimonianze hanno citato i suoi personaggi-simbolo, Giselle, Giulietta che sarebbero rimasti confinati sui palcoscenici dei teatri se Carla non avesse aperto il mondo della danza nelle piazze, sotto i Palatenda nei teatri popolari delle piccole città. Unendo il classico a numeri pop con arguta ironia verso se stessa ha anticipato un epoca altrimenti destinata a rimanere icona di storia. Persino in età non più giovane, nel programma televisivo “La mia danza libera” di Roberto Bolle (suo degno successore, ormai) nel 2016 ha dimostrato la personalità eclettica, il gusto di “giocare”, di prendersi in giro in duetti spassosi e comici con persone attuali dello spettacolo e, pur nel fare una cosa buffa traspariva la bravura eccezionale l’educazione, il garbo, la serietà rigorosa che pareva non conoscere fatica. A quelli fra noi che hanno avuto la fortuna di vederla dal vivo rimane anche dopo anni la sensazione di bellezza, come se quegli attimi ripercorressero un pezzo della propria vita, illuminandola. Ci ha molto colpito una sua maestra, Luciana Novaro sia scomparsa, a 98 anni, nello stesso giorno, chissà cosa si saranno dette incontrandosi di nuovo, lassù?… Affidiamo ad Archivissima il ricordo di questa donna e artista straordinaria che ha attraversato tante Generazioni ispirando particolarmente i giovani danzatori e disegnando così il futuro. Staff Progettuale di Concertante In occasione della riapertura di Stagione presso la Biblioteca Nazionale-Auditoriun Vivaldi
    Lettera di un bambino Alla Biblioteca Colonnetti ho trovato un vecchio libro intitolato “Il Dante dei piccoli” e mi è piaciuto perché a raccontare è un anziano zio che porta i nipoti sotto un grande albero durante le vacanze estive e ogni giorno legge con loro dei capitoli e li spiega in modo così semplice che anch’io ho finalmente capito cosa sono l’Inferno, il Purgatorio e il Paradiso. L’Inferno è quello che mi piace di più anche per i nomi strani dei diavoli e dei luoghi. Io finirò le elementari tra pochi giorni e alla festa di fine anno scolastico pensavo di vestirmi da diavoletto e mi sono già scelto il nome, Semino che mia mamma mi ha spiegato è l’anagramma di Minosse perché inizia come il mio nome vero che è Sebastiano ma in famiglia mi chiamano Sebi. Anche mio zio mi racconta tante storie, quasi tutte ambientate in montagna che a lui piace tanto. Mi piace scrivere con le rime anche se non sempre mi vengono proprio bene e sogno di diventare un bravo scrittore. Sebi
    L’amicizia Affiderei alle future Generazioni il valore dell’amicizia che ho imparato leggendo fin da piccolo e ho cercato di realizzare nei legami della vita. Sono anziano e il libro della mia generazione è stato Cuore ma sono felice di vedere che i miei nipotini scelgono titoli e autori in cui storie di amicizia aiutano a superare le avversità. In ogni Archivio, vero o dell’anima, dovrebbe essere presente questo sentimento. Il tema Generazioni è bellissimo e secondo me non dovrebbe esaurirsi nei pochi giorni del Festival ma diventare un simbolo di idee e confronti permanente. Nonno Beppe
    Un Archivio per le fiabe Mi hanno spiegato che l’archivio è un posto dove si conservano i documenti e tutto quello che non deve andare perso. Io non vorrei che si perdessero i libri delle fiabe che mi leggevano da piccola prima di addormentarmi. E’ il mio archivio segreto e mi ricorda i nonni e li avrò sempre con me. Giorgia anni 8
    Scrive Matteo sulle generazioni Ho capito che le generazioni sono i componenti della stessa famiglia e che tra i nonni e me ci sono tre generazioni. Io mi sento fortunato perché di nonni ne ho quattro, sono tutte persone diverse e mi insegnano un sacco di cose, le nonne mi danno tranquillità e mi viziano con gare di crostate, dei due nonni uno mi porta spesso in bicicletta oppure a camminare nei parchi, conosce tutti gli alberi e sa dirmi la loro età guardando i tronchi mentre con l’altro che è un po’ più vecchio guardiamo i film e io gli insegno a usare il computer ma spesso si sbaglia e cancella tutto. Ridiamo tanto, lui mi abbraccia e mi dice “quando sarai come me capirai ma tu sei il futuro”. Matteo anni 11
    Generazione 1940 La mia è la generazione che ha vissuto le paure della guerra, sono nato nel 1940, recentemente ho visitato il rifugio antiaereo che c’è sotto il Comune di Torino dove scappavamo (io in braccio a mia madre) all’urlo delle sirene. Abitavamo in centro e quando passo di lì ho ancora la sensazione del freddo delle scale strette che scendevamo di corsa, il buio e i bisbiglii che ho capito da adulto, erano preghiere. Oggi rivedo nei giovani l’incertezza e la paura, diversa da allora ma ugualmente destabilizzante. Il futuro ha occhi spaventati, eppure, proprio perché abbiamo superato altre distruzioni i due valori che affido all’Archivio sono di non dimenticare (ci siano tanti libri nelle Biblioteche!) e la storia venga letta bene, non con la noia di lezioni scolastiche, quando si può con ospiti che possono testimoniare la realtà vissuta. Il secondo valore, ponte verso il futuro, è il coraggio di lottare in nome di ideali di giustizia e libertà. Piero anni 81
    Generazione Generazione: quale? Quella della guerra? Quella del dopoguerra? Quella nuova? Per me questa parola è solo l’associazione con la parola “nonna”. Io non ho avuto che una nonna: la vita me ne ha lasciato solo una, da quando ero troppo piccola per avere dei ricordi. E’ però vissuta tanto e tanto mi ha insegnato. Ricordo pomeriggi interminabili con lei, che, da maestra severissima e inflessibile qual era, non mi faceva sconti nelle ore che passavo con lei, quando la mia mamma insegnava nei turni pomeridiani. Ore passate a scrivere, studiare poesie, leggere, fare di conto, ragionare… fogli strappati e riscritti, pagine e pagine che non finivano mai! Quanto ho imparato però, anche a cucire, a ricamare, etc. Se sono la donna che sono oggi, lo devo anche a lei. Forse allora il bene e l’affetto erano anche questi. Sì, è vero, era proprio un’altra generazione! Emma Puglisi (insegnante di latino e italiano)
    Generazioni Ho settanta anni. Sono nata alla metà esatta del XX secolo. Non ho avuto figli, ma ho tre nipoti sotto i 40 anni, nati nella decade degli ’80 del secolo scorso; i quali, a loro volta, hanno avuto, finora, in tutto 5 figli – bambine e bambini. L’ultimo ha pochi giorni: è nato nel 2021. Anche mio papà e mia mamma erano degli anni ’20, ma del secolo scorso: mio padre l’anno passato avrebbe compiuto cento anni. Non conosco le date esatte di nascita dei miei nonni; ma li ho conosciuti tutti e quattro, e loro mi hanno vista crescere, e due di loro anche laureare. Sono mancati molto anziani, dovevano essere nati intorno alla decade dei ’90: mille OTTOCENTO novanta… Ma ho conosciuto anche una mia bisnonna: ero piccolissima, e il suo volto, che mi sembra di ricordare perfettamente, forse in realtà è rimasto nella mia memoria attraverso qualche fotografia conservata in famiglia. Questo ricordo, però, non può essermi stato trasmesso in nessun modo: io seduta, probabilmente in un seggiolone, in quella che forse era una cucina, davanti a “nonna Giuseppina”; e lei che si metteva in testa il coperchio del pentolino del latte (uno strano aggeggio con tre buchi: quanto mi piacerebbe ritrovarne uno presso qualche brocante!), e poi si inchinava in avanti come in un saluto, con un sonoro “cerèa!”, così che il coperchio cascava in grembo a me che ridevo… quanti anni poteva avere, nonna Giuseppina? Solo per ragionamento, posso supporre che fosse nata intorno ai ’60 – inizio ’70 dell’Ottocento: massimo dieci anni dopo l’Unità d’Italia! Io me li ricordo. Sei generazioni della mia famiglia sfilano davanti a me. Posso risalire, per averle conosciute, a persone appartenute ad un tempo che si studia nei libri di storia, e già a me pareva remoto ai miei tempi di scuola. Centocinquanta, forse centosessanta anni, nella mia memoria. Tempo pochi decenni, e questi bambini che sono nati negli ultimi undici anni – i miei pronipoti – andando indietro nel tempo, ricorderanno al massimo la mia, di generazione, che è quella dei loro nonni. Considereranno i nostri tempi, tempi remoti… Paola Mentasti
  • Videokids – 3,2,1… videorecensione! http://www.colonnetti.it/videokids-321-videorecensione/
  • Custodiamo una storia http://www.colonnetti.it/biblioteca/custodiamo-una-storia/
  • 17 dicembre 2019, Il pianeta degli alberi di Natale, lettura creatività musica per i bambini della scuola primaria
  • 11/16 novembre 2019, Libriamoci a scuola 2019, letture presso la Scuola Secondario di primo grado Ugo Foscolo
  • 9 novembre spettacolo La zebra e lo scienziato, drammaturgia e regia di Valeria Freiberg, con Cristina Colonnetti e Giacomo De Rose, Compagnia Sociale Teatro A, Roma
  • 30 settembre 2019, in collaborazione con Associazione Concertante, presentazione del libro/biografia Ad alta voce del tenore Enrico Iviglia, Biblioteca Musicale A. Della Corte/Tesoriera
  • maggio/giugno 2019, incontri con scuola secondaria di primo grado Foscolo, Pinocchio
  • 22 maggio 2019, Laboratorio gioco-musica: costruiamo insieme i nostri strumenti musicali! Workshop creativo per la scuola primaria
  • 16 maggio 2019, Vita di borgo, festa di quartiere
  • 7 maggio 2019, A tavola con Leonardo: arte, musica e piaceri del gusto in stile rinascimentale.  Conversazione con esperti coordinata da Rosy Alciati
  • 15 aprile 2019 per Archivissima, laboratorio bimbi Sulla luna
  • 31 marzo – 28 aprile 2019. Mostra INFANZIA RUBATA: Lewis W. Hine, le immagini che turbarono l’America. Presso Rocca di Verrua Savoia, Torino.
  • 5 aprile 2019, Il ‘900 di Petronilla: pediatra amica delle donne e della buona cucina, conversazione letterario musicale corredata da immagini a cura di Rosy Alciati
  • 19 marzo 2019, Il nostro amico Pinocchio, letture e laboratorio creativo
  • 26 febbraio 2019, Tutti in maschera, letture e laboratorio creativo
  • 14 febbraio 2019, San Valentino, le diverse facce dell’amore,  letture e conversazione per i ragazzi della scuola secondaria di II grado
  • 4 febbraio 2019, presentazione del libro Ritratti in punta di piedi, di Roberto Cognazzo, conversazione a tre ed esecuzioni musicali.  A cura dell’Associazione Concertante – Progetto Arte & Musica con la Fondazione A. Colonnetti Onlus. Hanno dialogato con l’autore Giorgio Griva, Rosy Alciati e Piero Robba
  • 16 gennaio 2019, In viaggio fra fiabe e sapori, conversazione letterario musicale a cura di Rosy Alciati e Ivo Pollastri, presso la presso la Fondazione PAOLO FERRARIS – Corso G.Ferraris 99, Torino, a cura dell’Associazione Amico Libro
  • 16 gennaio 2019, Simenon e gli altri: gialli e cronaca nera a confronto – conversazione a cura di Bruno Gambarotta
  • 6 gennaio 2019, La Befana vien di notte e altre storie – reading letterario musicale per bambini a cura di Raffaella Bellucci Sessa.
  • 14 dicembre 2018, Giovanni Ramella, il professore gentile che incantava i ragazzi, reading letterario musicale a cura di Rosy Alciati
  • 4 dicembre 2018, Scrivi la tua lettera a Babbo Natale, letture e laboratorio creativo.
  • 20 novembre 2018, I piccoli aiutanti di Babbo Natale, letture e laboratorio creativo.
  • 30 ottobre 2018,  Halloween, letture da brivido e truccabimbi.
  • 16 ottobre 2018, A tutto collage, letture e giochi con forbici e colla.
  • 6-7-8-9 settembre 2018,  CON-VIVERE Carrara Festival – Mostra Infanzia rubata: un secolo di lavoro minorile.
  • 6 giugno dalle ore 17 alle ore 18,30 presso la Fondazione A. Colonnetti workshop Artigiani di libri: cento anni di immagini e storie. Crea il tuo libro! dedicato ai bambini della scuola primaria. Evento in collaborazione con ARCHIVISSIMA, il Festival degli archivi di Torino dal 6 all’8 giugno 2018  http://www.archivissima.it/programma
  • 31 maggio 2018 alle ore 21 presso  la Fondazione, presentazione del libro Io mi nascondo e aspetto te,  attraverso l’intervista all’autore Gerardantonio Coppola. Gerardantonio Coppola – oltre ad aver scritto saggi e testi scientifici in ambito sanitario – lavora presso l’ASL TO5 ed è Responsabile  della Struttura Complessa Organizzazione e Sviluppo. In questo primo romanzo è presente insieme il suo profondo afflato umano e lo sguardo di chi conosce – dall’interno – il sistema sanitario italiano, i suoi punti di forza e le sue incongruenze.
  • 22 maggio 2018, presso la scuola secondaria di I grado Croce di Torino, la nostra autrice Maria Reggio, con Raffaella Bellucci Sessa per la Fondazione, hanno condotto un seminario sulla Resistenza con particolare riferimento agli eventi della vita del partigiano Delfo Coda.
  • 11 maggio 2018, in sede, In viaggio fra fiabe e sapori, conversazione letterario musicale a cura di Rosy Alciati e Ivo Pollastri.
  • 19 aprile 2018, Nuove tutele per nuovi bisogni – i servizi sanitari a favore dei cittadini anziani. Relatori: Dott. Pietro Artusi, Dott. Maurizio Bellucci  Sessa. Ha introdotto Anna Borasi.
  •  16 aprile 2018, presentazione del libro Ingredienti, tessere di un mosaico di Raffaela Montanino Fabris, lunedì 16 aprile 2018 alle h 18 presso il Circolo della Stampa, sala Roccati, Corso Stati Uniti 27, Torino. Coordinato dalla Fondazione Alberto Colonnetti.
  • Marzo 2018, 3 incontri aperti agli adulti presso la scuola secondaria di primo grado Croce di Torino: – Domande e riflessioni sul tema della violenza,  – La Costituzione italiana, – Sempre connessi.
  • 23 febbraio 2018, in sede letture musicali dedicate al cibo: Digiuno e abbuffate nella letteratura dei ragazzi, all’interno dell’iniziativa Bocuse d’or OFF
  • 17 febbraio 2018, letture al chiaro di luna presso la Rocca di Verrua Savoia (TO), dedicate all’iniziativa M’illumino di meno 2018, a cura di Raffaella Bellucci Sessa.
  • 8 febbraio 2018 – La Fondazione A. Colonnetti ha ospitato Da soggetti protagonisti a cittadini fragili: riflessione a 360 gradi sulla realtà degli anziani nella nostra città. Relatrice Dottoressa Gabriella Trabucco, responsabile area anziani Circoscrizione 8. Ha introdotto Anna Borasi. coordinatrice sociale. Ha moderato Carlo Prandi, giornalista.
  • 27 gennaio 2018 – Passeggiata sul filo della memoria alla ricerca delle Pietre di inciampo in zona Crocetta a Torino, a cura di Rosy Alciati, con lettura di alcuni passi dal libro Diario di Gusen di A. Carpi
  • 19 gennaio 2018 – Amico libro… vieni che ti curo! Corso di legatoria e piccolo restauro cartaceo. Il corso si articola in 7 incontri di 2 ore ciascuno presso la sede della Fondazione A. Colonnetti, Largo Re Umberto 102 bis, a Torino, tutti i venerdì dalle ore 17 alle ore 19 a partire dal 19 gennaio 2018.
  • 13 gennaio 2018 – Partecipazione all’evento di Concertante Soul and sight duo (progetto arte-musica), presso la Famija Turineisa, con esecuzioni di flauto e violoncello precedute da una conversazione sulla storia della Fondazione Colonnetti a cura di Rosy Alciati
  • 6 gennaio 2018 – La befana vien di notte, letture e musiche per bambini dedicate all’Epifania, con merenda, in sede, a cura di Raffaella Bellucci Sessa.
  • 18 dicembre 2017 – Letture e musiche dedicate al Natale presso l’Associazione Montevideo, Via Palma di Cesnola, Torino
  • 15 dicembre 2017 – Presentazione del libro I bancari hanno un anima? e i banchieri? di Luigi Giario
  • 16 novembre -15 dicembre 2017 – Mostra Infanzia rubata: un secolo di lavoro minorile da Lewis Hine ai giorni nostri, presso Polo del ‘900
  • 24 novembre 2017 – Presentazione del libro Ingredienti di Raffaela Montanino Fabris
  • 7/8 ottobre 2017 – Partecipazione a Portici di Carta 2017
  • 2 ottobre 2017 – Incontro con l’Associazione Montevideo
  • 3 maggio 2017 – Letture in giardino presso il Giardino Silvio Geuna a Largo Re Umberto (i giardinetti dietro l’ospedale Mauriziano di Torino) con accompagnamento musicale
  • 14 maggio 2017 – Domenica letteraria al Mercato della Crocetta a cura di Raffaella Bellucci Sessa.
  • AMICO LIBRO… VIENI CHE TI CURO! Il corso si articola in 6 incontri di 2 ore ciascuno presso la sede della Fondazione A. Colonnetti, Largo Re Umberto 102 bis, Torino, nelle seguenti date: 3-10-17-24 febbraio e 3-10 marzo 2017, h 17,30/19,30
  • 14 marzo 2017 – Incontro con tè, in Fondazione, letture sul filo della memoria
  • 5 gennaio 2017 – Letture con Raffaella e musiche con Daniele, dedicate alla Befana, con merenda, presso la libreria I sette pazzi diTorino
  • 15 dicembre 2016 – In Fondazione per Aspettando il Natale… letture musiche incanti intorno al Natale.
  • 24 ottobre 2016 – Un tram per la lettura
  • 25 ottobre 2016 – Auditorium Vivaldi della Biblioteca Nazionale Universitaria di Torino – piazza Carlo Alberto, 5/A,  La cultura per le persone
  • 28 ottobre 2016 – C’era una volta una fiaba… sul filo della memoria
  • 8/9 ottobre 2016 torna, con la sua decima edizione, Portici di Carta 2016
  • 17 maggio 2016 – Letture EN PLEIN AIR
  • 6 maggio 2016 – Presentazione del libro di Gerardantonio Coppola Nelle fauci della burocrazia. Immaginazione, menzogne e scintille di umanità nei luoghi di cura.
  • 15 maggio 2016 – Domenica letteraria, Torino, Mercato della Crocetta: aperitivo letterario, letture, incontro con autori, angolo bambini con accompagnamento musicale dal vivo
  •  27 febbraio – 13 marzo 2016 – Mostra Infanzia rubata a Settimo Torinese (TO)
  • 11 dicembre – 13 dicembre 2015 – Mostra del libro di Cavallermaggiore
  • 2 dicembre – 22 dicembre 2015 – Mostra Infanzia rubata a Alpignano (TO)
  • 7 novembre – 22 novembre 2015 – Mostra Infanzia rubata a San Maurizio Canavese (TO)
  • 21 novembre 2015 – Presentazione del libro di Frank Coriasco L’intellligenza del cuore, vita di Pier Giorgio Colonnetti
  • 10 ottobre – 11 ottobre 2015 – Portici di Carta 2015
  • 11 maggio 2015 – Quattordicesima edizione del Premio Biella Letteratura e Industria: premio speciale della giuria attribuito al nostro catalogo INFANZIA RUBATA
  • 17 maggio 2015 per Salone OFF Domenica letteraria al mercato della Crocetta di Torino
  • 6 maggio 2015 – Letture sul battello del Po, per il Maggio dei libri
  • 23 aprile 2015 – Giornata dedicata alla promozione della lettura
  • 28 febbraio- 15 marzo 2015 – Mostra Infanzia rubata a Ciriè (TO)
  • 21 dicembre 2014 – 14 gennaio 2015 – Mostra Infanzia rubata a Spoleto (PG)
  • 7 novembre – 23 novembre 2014 – Mostra Infanzia rubata a Biella (BI)
  • 13 novembre 2014 – Presentazione del libro B come Babau di Guido Castiglia
  • 25 ottobre – 3 novembre 2014 – Mostra Infanzia rubata all’ITC ILO di Torino (TO)
  • 30 ottobre 2014 – Presentazione del libro L’ombra del lupo di Giuseppe Filosa
  • 4 ottobre – 5ottobre 2014 – Portici di Carta 2014
  • 26 settembre- 15 ottobre 2014 – Mostra Infanzia rubata a Rimini (RN)
  • 21 maggio- 19 giugno 2014 – Mostra Infanzia rubata a Cuneo (CN)
  • 30 aprile- 18 maggio 2014 – Mostra Infanzia rubata agli Artigianelli, Torino (TO)
  • 9 maggio 2014 – Un mondo di storie al parco, lettura fiabe al Parco del Valentino
  • 8 marzo – 6 aprile 2014 – Mostra Infanzia rubata a Burolo (TO)
  • 14 febbraio 2014 – Premiazione del Concorso riservato alle scuole sul tema del lavoro minorile, indetto in occasione della mostra Infanzia rubata, Lewis Hine: le immagini che turbarono l’America svoltasi dal 5 ottobre al 3 novembre 2013, Chivasso (TO)
  • 11 gennaio – 2 febbraio 2014 – Mostra Infanzia rubata a Cavallermaggiore (CN)
  • 5 ottobre – 3 novembre 2013 – Mostra Infanzia rubata a Chivasso (TO)
  • 26 ottobre 2013 – Convegno Infanzia rubata. Oggi come ieri?, Palazzo Einaudi, Chivasso
  • 23 novembre 2012 – Presentazione del libro Namastè, la mia India, di Raffaela Montanino Fabris
  • 7 dicembre -9 dicembre 2012 – Mostra del libro di Cavallermaggiore
  • 11 novembre 2012 – Domenica letteraria al Mercato della Crocetta
  • 16 ottobre 2012 – Presentazione del libro Nella casa di Cavour, di Laura Valle
  • 6 ottobre – 7 ottobre 2012 – Portici di Carta 2012
  • 10 maggio – 15 maggio 2012 – Salone del libro di Torino
  • 24 aprile 2012 – Un tram per la lettura
  • 16 dicembre 2011 – Presentazione del libro Occhi neri occhi azzurri di Maria Carla Corti
  • 3 dicembre – 4 dicembre 2011  – Mostra del libro di Cavallermaggiore
  • 8 ottobre – 9 ottobre 2011 – Portici di Carta 2011
  • 7 ottobre 2011 – PANE E VINO: la cultura del cibo, il cibo come cultura, serata gastronomica letteraria a Dozza (BO)
  • 15 ottobre 2011 – Presentazione del libro Nella casa di Cavour, di Laura Valle
  • 21 ottobre 2011 – Presentazione del libro Gli angeli custodi del rifugio, di Maria Reggio
  • 23 ottobre 2011 – Letture integrali di Pinocchio, Biblioteca di Pollone (BI)
  • 28 ottobre 2011 – Presentazione dei libri Le figure dell’impasto e Occhi latte macchie e sogni di Gabriella Dario
  • 23 giugno 2011 – Saperi e sapori, cena gastronomico letteraria
  • 9 aprile – 17 aprile 2011 – Salone dell’editoria dell’impegno, Grottaferrata (ROMA)
  • 16 marzo 2011 – Conversazione PAROLE (IN)CANTATE, Quale letteratura e musica per una crescita in armonia?

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