Contributi esterni

Fonte: www.torinomedica.com


BAMBINI…FATE SILENZIO
14/12/2010
Di: Rosa Revellino
Quando si dice che i bambini fanno troppe domande…si commette un grave errore di forma, perché i bambini forse porranno davvero troppi e pressanti quesiti, ma sempre più spesso non vengono minimamente ascoltati. Questa constatazione arriva da Telefono Azzurro (http://www.azzurro.it)che registra nell’ultimo anno un picco nelle telefonate ai numeri di riferimento solo per ‘parlare un po’. Colpisce che nell’era della comunicazione siano proprio i bambini ‘a rimetterci parola’ e a dover ricorrere a mezzi di trasmissione che penalizzano la presenza fisica, il contatto e certamente il confronto: telefonini, Internet, chat, network iniziano quindi molto prima dell’adolescenza ad insinuarsi tra gli amici più fidati, senza chiedere niente in cambio, senza porre dei limiti all’espressione e soprattutto senza ‘innervosirsi’.
Prima dunque di gridare ‘al lupo al lupo’ come fanno molte famiglie e molti genitori indignati dalla degenerazione della ‘società giovane’, sarebbe utile mettere nelle condizioni il lupo di non poter accedere alla nostra intimità che passa sempre dalla comunicazione.
Di seguito la notizia tratta da Telefono Azzurro.it

BAMBINI SEMPRE PIÙ SOLI

A 21 anni dalla Convenzione ONU sui diritti dell’infanzia, Telefono Azzurro fa il punto sulla situazione di bambini e adolescenti con un incontro a Roma dal titolo “20+1 Diritti per l’infanzia”. E tra le tendenze in atto spicca quella, preoccupante, che vede i bambini sempre più soli e abbandonati a se stessi, anche all’interno della famiglia. È quanto emerge confrontando i dati delle linee di ascolto di Telefono Azzurro relativi all’ultimo decennio. Aumenta infatti la percentuale di bambini e adolescenti che chiamano la linea gratuita 1.96.96 perché si sentono soli: dal 3,3% del 2000 si è passati all’8,5% del 2010 (dato aggiornato al 31 ottobre). In particolare, il “bisogno di parlare con qualcuno”, che riguardava soltanto il 5,3% dei bambini nel 2000, è salito al 38,8% del 2010: in pratica, oltre un bambino su tre ha problemi di solitudine e/o difficoltà a interagire con i suoi familiari.
Non a caso, alla recente Conferenza Nazionale della famiglia è stato sottolineato che il progressivo affievolirsi delle relazioni primarie all’interno dei nuclei familiari costituisce una nuova e preoccupante forma di povertà, che si affianca a quelle di tipo materiale. Di fatto, l’attuale frammentazione e l’isolamento della famiglia, collocata all’interno di una rete sociale in cui si allentano i rapporti di parentela (senza contare il costante aumento di separazioni e divorzi tra i genitori), provocano situazioni di profonda solitudine relazionale e di “deprivazione familiare”, che fanno ricadere i loro effetti negativi soprattutto sui bambini.
Ecco perché Telefono Azzurro continua a garantire 24 ore su 24 il servizio di risposta telefonica per i più piccoli e a battersi per promuovere una cultura dell’ascolto, che oggi più che mai deve coinvolgere tutti: adulti, insegnanti ed educatori.

PER PEDIATRI E GENITORI

Mercoledì 16 marzo alle ore 20.30 nella sede della Fondazione si terrà un incontro sulla lettura e la letteratura per ragazzi aperto a pediatri e genitori.

 

LA VERITA’ NON FA MALE
15/02/2011
Di: Rosa Revellino

Raccontarsi attraverso Internet è senza dubbio un’esperienza narrativa con una buona dose di fantasia allo stato puro, cioè non contaminata da quel principio di realtà che a volte il romanzo, almeno quello inteso in senso moderno, tiene in gran conto.
Raccontare la disabilità è però un altro viaggio di tipo narrativo perché in questo caso la verità, o presunta tale, non solo rischia di lasciare il posto al desiderio di “normalità”, ma molto spesso cede il passo alla costruzione di una nuove identità, socialmente più accettabili e meno impegnative.
O forse no?
In realtà da un’iniziativa promossa da SuperAbile Inail, portale di informazione e di documentazione sulle tematiche della disabilità, viene fuori un’altra inaspettata ‘verità’: raccontare la proprio disabilità cambia la vita e la migliora nella qualità delle relazioni. La Rete dunque non può e non deve essere un contenitore di illusione che ha come unico effetto la contraffazione di ciò che uno è, abile, disabile o “diverso”.
La diversità quindi esiste e non va né celata, né camuffata né tanto meno esibita: soltanto accettata in tutta la sua  ‘dignitosa differenza’.  

Di seguito la notizia tratta da SuperAbile.it del 27 Gennaio 2011.


SOCIAL NETWORK: I LETTORI DI SUPERABILE RACCONTANO LE LORO STORIE 
Vivere ai tempi del Web 2.0 ha cambiato la vita di molte persone. E anche di tanti utenti con disabilità che colgono ogni giorno le tante opportunità che la rete propone. Scegliendo di farne l'uso che preferiscono. Qualche giorno fa SuperAbile ha lanciato ai lettori l'appello di raccontare il proprio rapporto con Internet e le nuove tecnologie. Ecco alcune delle esperienze e commenti di chi ci ha risposto finora. Continuate a intervenire, il dibattito è ancora aperto. 
ROMA - Ha un sito web personale, ha attivato un canale su Youtube e ha creato tre gruppi su Facebook per discutere dei problemi delle persone disabili e non solo. Luca Bernardi, classe ‘86, marchigiano di Jesi, è una delle persone che ha deciso di rispondere all'appello lanciato da SuperAbile sull'uso dei Social network. E per Luca, che studia Storia e memoria delle culture europee all'Università di Macerata ed è affetto da Distrofia muscolare di Duchenne, l'uso del Web e del Pc rappresentano la porta principale verso il mondo esterno. "La malattia mi impedisce di vivere normalmente - ha scritto in una mail indirizzata alla nostra redazione - nel senso che non posso né camminare né muovermi. Non riesco a respirare autonomamente: infatti utilizzo un ventilatore meccanico che sostituisce i miei polmoni e vivo a letto 24 ore su 24". Vista così la situazione sembrerebbe estremamente drammatica ma Luca, per usare le sue parole, ha una gran voglia di vivere e riesce a coltivare i suoi numerosi interessi attraverso il suo computer. Le difficoltà non gli impediscono, infatti, l'accesso alla rete "sfruttando l'unico movimento residuo che ho nella mano destra, che mi permette di utilizzare il mouse sia per svolgere le varie attività che per scrivere adoperando una tastiera su schermo". 
Grazie a questo insostituibile "occhio sul mondo" lo studente di Jesi frequenta l'università in modalità on line, si aggiorna su musica, storia e letteratura, esprime e diffonde le proprie idee e da qualche anno ha scoperto la passione di scrivere, già sfociata nella pubblicazione di un volume. "Ho iniziato a usare il computer in tenera età, circa verso gli otto anni - racconta -. All'inizio l'ho usato per i giochi, poi per l'esecuzione dei compiti scolastici sino ad arrivare ad che per me l'uso del Pc e del web sono di vitale importanza". Attraverso Internet e le molteplici opportunità che esso offre, Luca riesce a sensibilizzare gli altri verso alcune realtà sociali poco conosciute e soprattutto ad aiutare "le persone che si trovano in condizioni simili alle mie ad esternare emozioni, sentimenti e preoccupazioni". E così, conclude il giovane, "come si può facilmente intuire non ho mai esitato a mostrare la mia realtà senza celare niente". 
Alla domanda della redazione di SuperAbile se sia preferibile nascondere la propria identità o rivelarla risponde anche Elena Brescacin, la ragazza non vedente già intervenuta sul blog di Matteo Schianchi. Elena prende di nuovo la parola sulla questione lanciando una provocazione: "I problemi dei disabili sono i disabili". Per chiarire meglio il suo pensiero prosegue: "Finché ci saranno persone disabili che nella vita reale si chiudono in se stesse per aver subito pregiudizi e pietismi e approfittano della rete per nascondersi illudendosi di evitare i problemi, non ci sarà mai apertura nei confronti della disabilità. Non ci si può lamentare di non essere accettati, quando non si fa assolutamente niente per farsi accettare". Ma si tratta di un discorso talmente ampio da trascendere sicuramente l'uso delle nuove tecnologie. Piaccia o no - prosegue la lettrice - dire in rete di essere disabili o farsi vedere per strada con qualunque ausilio aiuti la disabilità sia fisica che sensoriale crea sicuramente imbarazzo. Per centinaia di anni le persone disabili sono rimaste chiuse in se stesse, e questa situazione perdura ancora che dovrebbe essersi fatta strada una cultura diversa. "Spesso siamo proprio noi a creare problemi a noi stessi - incalza Elena -. Non ci rendiamo conto che per essere veramente accettati come persone normali, dobbiamo anche accettare di essere, in certe occasioni, rifiutati. Perché non mi risulta che un vedente o uno che cammina non ricevano qualche ‘due di picche? da un potenziale spasimante oppure in un rapporto di amicizia". 
E allora non ha senso - nella vita reale come in quella virtuale - aggrapparsi all'illusione che la Rete sia un'isola felice dove basta non essere disabili per non subire pregiudizi e rifiuti. Quindi tanto vale raccontare la verità fin da subito "perché solo così si dà la possibilità a se stessi di essere persone reali e libere, e agli altri di informarsi su tematiche alle quali altrimenti resteranno estranei a vita". Concludendo, Elena esprime il suo commento anche sui siti dedicati. E non è certo tenera: "Non nascondo la tristezza e lo spavento sapendo quanto siano diffusi i siti web di incontri tra persone con disabilità", scrive. "Non sto dicendo di essere fermamente contraria alle relazioni tra persone con disabilità - chiarisce - perché se sono nate e strutturate su sentimenti sani e non sul ‘mal comune mezzo gaudio', possono funzionare e anche bene. Sto solo dicendo che le relazioni non devono avere requisiti per essere instaurate, ad eccezione ovviamente de l rispetto reciproco". 
Più sintetico il commento di Domenico, che ci ha scritto da Bitonto. E che non prende neppure in considerazione l'idea di coprirsi dietro una falsa identità. Né in rete né tanto meno nella vita di tutti i giorni. "Orgoglioso di mostrarmi come sono - dice - metto anche foto dove fermo in auto faccio igienizzare il mio pappagallo da amici divertiti in posa con il trofeo". E per chi non avesse capito bene, ribadisce: "Ripeto: orgoglioso di come sono!". (Antonella Patete)